Vito Moretti: dentro le cose non c’è peso né colpa

Vito moretti
Poesie scelte da Dimitri Ruggeri tratte dalla pubblicazione Le Cose (Chieti, Tabula Fati, 2017). 

C’è un momento in cui, per ciascuno di noi, gli oggetti cessano di essere tali e si fanno cose, cioè entità e sostanza di fatti e vicende che raccontano la costruzione della propria vita e che anzi, nell’erigere, nel formare il destino, nel dare significato al mondo, giungono ad essere esse stesse esistenza, eventi tracciabili e riconoscibili del nostro dire, espressioni efficaci della nostra identità e del nostro quotidiano. […]             (V.M., Le Cose, Chieti, Tabula Fati, 2017 p. 130)

*

II

Ogni cosa ha un tutto
che gli è necessario, un cerchio
di fatti dove posa l’occhio
e si fa nome l’ovvio
delle passioni, il poco che basta
alle notizie e agli anni.
Niente è davvero finito
e nulla resta soltanto agli oggetti.
Il punto è che mentre credi al giorno
ti consuma il tempo degli orli
e dei giri, si fa incerta la misura
del meno o del più, e resisti,
perché ti pare buono farlo,
con gli amori in testa,
con le premure che si stringono
in gola, artigiano tu
della pazienza – a piedi scalzi –
e dei desideri, delle facce
allo specchio, vive come sono vive
le veglie di Natale, sante
da guardarci ancora dentro, con le cose
e l’angelo e il suono della zampogna,
Dio poi, sceso fra il bue
e l’asinello e i pastori nel bianco
della finta neve.

*

X

Dentro le cose
non c’è peso né colpa
e tace il gemito del fiume.
Ad altro si dona la città
che non riconosci e ad altro
il filo azzurro dei cieli
di New York, il blu evanescente
della vecchia Europa, la tinta
delle altezze da scalare
e degli orizzonti notturni
e marini. Cose da fondere
e confondere, da sognarci su,
da prendere e naufragarci insieme.
Cose di spazi e di leggende,
di tracce da rileggere e di pareti
da restituire al bianco, di impulsi
e stupori, di rimedi e vanità. Cose
di luoghi e di misteri, di sogni
che vanno e di altri che tornano
e di amori dal fiato caldo,
che brillano a lungo.

*

Già semina sulla collina

S’appése a sti ramate
e già semina sulla collina
la pioggia, si fa abitudine
lu nnazzechejà de la luce
che ccale sopre a lu scure
de la sére, e piccole cose
– un poema – la cuccia del cane,
il bicchiere già vuoto,
il pane secco dei saluti, lo spino
che si ostina sotto l’unghia.
Na sére d’acque e de cose,
di luna fatate.

*

Nel bosco, adesso che è venuta

Nel bosco, adesso che è venuta
la neve, e che il fiume gela,
anche gli animali si stringono
in piccole mandrie
e fuggono le creste ventose,
s’acquietano nella valletta
delle acacie e dei tronchi secchi.
L’inverno ha le braccia
del sonno e dei peli ruvidi
e negli orti il fumo dei camini
stana le volpi, manda
il tenero delle resine
ai casti seni della Vigilia.
Tutta la notte è fuga
impossibile, cosa
che può dirsi di voli,
di lampi, di abissi: un tarlo
al di qua del suo filo spinato,
una cosa vera sulla stanca pietra
delle barricate, sull’esiguo
delle voci e delle corse.

*

Mangialo, questo mondo

Mangialo, questo mondo,
strizzalo, cascaci dentro,
sciupala questa idiota realtà
che ti lega polsi e gomiti.
L’ho vista la vedova morirci
prima di avere in quel punto
un segno di futuro, e il giovane
ho visto, in quel punto,
farsi simile al Cristo, lì,
ferito nello stesso costato,
di sete simile al Cristo,
baciato anche lui da Giuda,
dall’infame degli inviti falsi
e delle fosche promesse. Ho visto
la nudità del Cristo, i secoli
fottuti, la rivolta della Croce,
la storia pagana degli umiliati
e degli osceni. È un po’ morire
questa cosa di stendere
lo zucchero marcio
sull’anima o di scegliere
cose al contrario, un altro punto
che porti nel tempo
un po’ estremo delle tristezze,
laggiù, e delle ombre, dei solitari
e dei caduti, delle scorribande
e degli archi crollati, il silenzio
della rinuncia, il tesoro perso.
La città uccide
e la storia è il fine settimana
delle botteghe chiuse, la periferia
vuota e dimenticata, gli incontri
smarriti nella solitudine
e nell’ozio. C’è chi sussurra
all’orecchio la sconvenienza
pratica degli ideali, l’inverno
delle economie e dei partiti, il veleno
dei legni ridipinti e le scimitarre
dei sultani e degli emiri. Sì, mangialo
questo mondo, strizzalo,
rimescola le carte,
fai scorrere la primavera
delle mercanzie dove c’è
l’inverno del montanaro,
il cavaliere che galoppa
dove trama Salieri. Meglio
quel che resta della poesia,
il pensiero che narra, una sedia
per Beatrice e un’altra per Laura,
un tot d’amore, quando la pena
non basti più al dubbio
né qui al bisogno di credere
e di resistere.

*

Vito Moretti vive tra San Vito Chetino, dove è nato, e Chieti, dove risiede; è docente universitario, scrittore e poeta in lingua e in dialetto. Ha esordito meno che ventenne e ha tenuto incontri culturali e letture di poesie in Russia, in Francia, in Irlanda, in Turchia, negli Stati Uniti e in altre località, sia in Europa che in Italia.
Dopo alcune “plaquettes” (riproposte nel vol. Una terra e l’altra. Ristampe e inediti. 1968-1979, a cura di Massimo Pamio, Pescara, Tracce, 1995), ha pubblicato N’andìca degnetà de fije (ediz. premio, Catanzaro, 1984), La vulundà e li jurne (Roma, Ediz. dell’Ateneo, 1986), Temporalità e altre congetture (Bologna, Cappelli, 1988), Déndre a na storie (Firenze, Editoriale Sette, 1988), Il finito presente (Roma, All’Insegna de «L’Occhiale», 1989), Le prerogative anteriori (Udine, Campanotto, 1992), Da parola a parola (Bari, Laterza, 1994), ’Nanze a la sorte (Venezia, Marsilio, 1999), Di ogni cosa detta (Pescara, Tracce, 2007), L’altrove dei sensi (Lanciano, Carabba, 2007), Con le mani di ieri (ivi, 2009), Luoghi (Chieti, Tabula Fati, 2011), La case che nen ze chiude (ivi, 2013), Dal portico dell’angelo (Pescara, Tracce, 2014) e Principia (Chieti, Tabula Fati, 2015).
Ha pubblicato anche tre vol. di racconti: Nel cerchio della tartaruga. Prose, incontri e qualche storia (Chieti, Métis, 1996), La polvere sul cucù (Chieti, Tabula Fati, 2012), Il colore dei margini (ivi, 2014) e il romanzo Le ombre adorne (ivi, 2016).
I suoi interventi teorici compaiono in V. Moretti, Le ragioni di una scrittura. Dialoghi sul dialetto e sulla poesia contemporanea (a cura di Enrico Di Carlo, Pescara, D’Incecco, 1989).
Nel campo della saggistica, Moretti ha pubblicato numerosi studi sulla cultura dal Settecento al Novecento, con particolare riguardo alle aree del verismo e del decadentismo e a Gabriele d’Annunzio, di cui ha reso noto carteggi e scritti inediti; ha promosso numerosi convegni e seminari sulla letteratura abruzzese e nazionale, con la stampa dei relativi Atti, e ha curato l’edizione critica o la riproposta in volume di opere di vari autori.
Moretti, infine, è responsabile di alcune collane editoriali, sia per la scrittura saggistica che per quella creativa.
Per la sua attività di poeta ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti (fra cui l’«Acciaiuoli», il «Versilia-Marina di Carrara», il «Tagliacozzo», il «Bari-Magna Graecia», il «Premio Alghero», il «Pisa-Calamaio di Neri», il «Montesilvano», il «Pescara», lo «Scanno», il «Pontremoli») e lavori monografici redatti da Massimo Pamio (Il filo lungo della parola. Contributi per una lettura di Vito Moretti, Chieti, Vecchio Faggio, 1991), da Vittoriano Esposito (Segni di scrittura. Aspetti e temi della poesia di Vito Moretti, Roma, Bulzoni, 1994), da Dante Cerilli (L’enigma e la forma. Introduzione alla poesia di Vito Moretti, Bari, Laterza, 1995), da Toni Iermano (Nelle più care dispute. Vito Moretti e i suoi trent’anni con la poesia, Roma, Bulzoni, 1998).
La sua bibliografia completa compare in Studi offerti a Vito Moretti, a cura di Gianni Oliva, Lanciano, Carabba, 2012, pp. 269-293.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...