Giorgio Rafaelli: Anatomia di un marciapiede

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Poesie scelte da Dimitri Ruggeri

 *

Dove tu non sei

Sei andata via ma ti sento ancora;
sarà l’odore che resta nelle cose
un appunto stropicciato fuori posto
la penombra che non svela le sue forme.

Stanza dopo stanza si srotola il racconto
che leggeri scrissero i tuoi passi,
quando volavi più alto del giorno ancora stretto
e scorgevi la direzione in cui lanciavi il cuore.

Mi ricordavi guardando il cielo di come un colore
anche se diverso sa essere bello,
se soffia negli occhi abbastanza luce
per posarsi leggero nella memoria.

E muovevi le onde dei capelli
come l’aria sa fare con il vento,
sopra il profondo mare dei tuoi pensieri
che misteriose correnti conducevano lontano.

Ma troppo forte la marea col suo tumulto
per resistere gli ormeggi alla sua forza,
quelle solide cose un tempo così preziose
in un momento senza più nessun valore.

Vestita ora di malinconia la monotonia
delle semplici cose ripetute
avvolge la solitudine nei piccoli momenti,
dove tu non sei, ma ti sento ancora.

*

Teorema

Tanti sono gli incroci
ma è solo un lato
giusto per il transito;
lo riconosci dalle somme
aggiungi e tutto è sempre esatto.
Speri quando cominci
che sia il primo il numero giusto
e non resti poi troppo da decifrare
alla fine di tutto il viaggio –
quando anche speri
sia sufficiente il risultato
per dare un senso
a tutto l’accaduto.

(Da “Il nostro debole apparire” Edizioni Helicon 2017)

*

Anatomia di un marciapiede

La polvere si è posata calma
ma neanche il tempo ad un granello
di attaccarsi resta, nel riempirsi
di tutte le direzioni tra gli incroci
del calpestio nel grigio lastricato.

Speranze nella foga dei passi veloci,
pazienza nei passi curvi più antichi,
senza memoria si distendono
da angolo ad angolo
al ritmo di un giorno consueto.

Fuma il tombino alla stessa folata
che solleva carta e foglie
e che ricorda fresca un altro mattino
ai rari sguardi ancora piegati
dalla notte custode delle attese.

Un cane che non fa distinzioni
traversato il buio tra insegne e fanali
scruta differenze tra solitudini
e indifferente ignora il bastardo
nei toni di chi ne condivide un tratto.

Qualcuno intanto vinto dalle ore
per la vita bruciata in pochi metri
alla luce piovuta dei lampioni
risale la corrente tra quegli argini
continuando a ripetere se stesso

e quante altre litanie si smistano
tra il flusso veloce dell’acciaio
e lucide ammiccanti vetrine
e l’inciampo di un vivo cartone
col suo corpo in ombra nella luce.

Ognuno col tempo più importante
se ne va armeggiando rapide le dita
e distratti gli occhi su schermi intensi
e l’orecchio in ascolto – di chi altrove
è meno lontano di chi si sfiora.

(Da “Il nostro debole apparire” Edizioni Helicon 2017)

*

Un mattino d’inverno

Quasi stupisce col suo sole,
che riluce immerso nell’azzurro
e al grigiore dell’inverno
ancora non si arrende
– questo terso giorno.

La luce che fende l’aria di cristallo
si insinua tra i rami, ormai spogli,
che orlano l’orizzonte
e dove lo sguardo si perde.

La nebbia del respiro
riveste il volto di mistero,
e vela anche i pensieri,
mentre superflue le parole
rotolano via,
insieme alle foglie.

Solo il sorriso
risplende più del breve giorno,
e brillano dagli occhi i colori
– che già sanno di primavera.

(Da “Ultimo firmamento” Pegasus Edition 2016)

*

Ho conosciuto

Ho conosciuto la precisione della matematica,
l’impensabile grandezza delle stelle,
l’imponderabile vicinanza delle particelle.
La perfezione ho incontrato
del cerchio e del quadrato,
l’ineffabile essenza del punto,
rette parallele unirsi all’infinito
ed una esatta geometria
di spazi e di tempi
– che la luce intreccia –
dominare l’oscura materia.
Ho immaginato dall’informe caos
l’ordine nascere
e dell’inizio e della fine,
dell’idea, e di un altro giorno
– decidere.
E in ogni istante vedo vivere
l’inconsapevole dono,
di scambi di cariche
creare il pensiero,
l’aria divenire respiro
e muovere desideri,
la speranza divenire amore,
ed un ricordo, dolore.
E mai sazio è il pensiero:
dell’emozione
– della bellezza
nell’imperfezione.

(Da “Ultimo firmamento” Pegasus Edition 2016)

*

Giorgio Rafaelli nasce a Roma dove si laurea in fisica. Si trasferisce nella Marsica, ad Avezzano, per lavorare in un’azienda di alta tecnologia nel campo della microelettronica.
Presente in numerose antologie, pubblica il suo primo libro di poesia “Ultimo firmamento” Pegasus Edition, quale vincitore nel 2016 del premio Pegasus Golden Selection e la silloge “Il nostro debole apparire” Edizioni Helicon, nel 2017.

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