Alessandro Scanu: Stiff-Frozen Dream

Poesie scelte da Dimitri Ruggeri.

*

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Milano mi diventa Mediolanum,
dal vetro scuro dell’espresso 3
0 6 in arrivo da Pescara.
Il telecomandante “Che” Guevara,
col suo completo fininvestizzante,
rossastro per lo sforzo inspiratorio
retrattile, il ventre a trattenere,
è lì che traccia un cerchio tutt’intorno a te.
Non sogni, ma solide realtà, dice
agli inquilini di Milano Due,
centro del sogno del popolo bue.

*

Manifesto

Se canto, è perché non ho ancora
                                                    capito bene
                                                                      quando a
                                                    ndare a
                                           capo.

Se canto, è per esser fuori di me,
come la poesia deve esser fuori
di sé, di senno, dal sonno, dal segno,
perché di-versi siamo pieni.

Se canto, è per riempirti, avvicinarti,
per amarti, coccolarti
e supplicarti:
“Non fidarti…di me”.

Se canto, è per quel niente che si perde
e che si prende tra l’inchiostro e la voce
per schiodare il polso da ‘sta croce.

Se canto, è perché la pace così preziosa
non sembra di questa terra.
E forse, nemmeno così preziosa.

Se canto, è perché i testi circolano;
la voce salescende, vertiginosamente,
tuona risuona rimbomba si flette,
riflette, non scoppia, si fa spazio,
t’invade e poi fila,
l’ultima parola…spetta a te.

*

Einmal, wenn die Zeit sein wird

Un giorno, quando avremo tempo e voglia,
torneremo a viverci addosso
in quella casa dalle mille complicità,
dove il confine tra me e te era socchiuso
e il vuoto – solo un pieno più soffuso.
Un giorno, quando avremo voglia e tempo,
ripenseremo a quel portento
e al vento forte in galleria,
alla poesia che è quella urgenza
di dirti, di toccarti e d’incontrarti,
di contrarmi e di riempire la mancanza,
o perlomeno di abitarla con pazienza.
Le labbra me le mordo,
la lingua non la mastico, la schiaccio
e poi mi scordo, non raccolgo
il succo che si spreme
tra disperazione e calcolo.
Il tatto è un’arma bianca
Che chiarore, che splendore quel tuo corpo.
Dietro ne ho il ricordo, accanto l’assenza.
È come un arto fantasma,
e certe volte alzo il braccio, faccio per stringerti e poi cado.
E la danza nel mio petto,
questo rigurgito cardiaco
istintivo e reazionario,
che mi demolisce tutto
e mi indebolisce il passo,
indietro accenna a rovesciare
l’occhio, il volto, il tronco, il sesso.
Piaga d’amore, scorpione di vinile che divori
l’olecrano e il mio cranio partigiano.
Mentre scolo questi versi in italiano
e tampono le ferite in albanese.

*

Stiff-Frozen Dream

La palpebra cala, si alza il sipario.
Aggrotti le ciglia, e un soffio le labbra
insinua e trapassa; un altro binario,
vicino e lontano dalla mia barba e
dal mento tuo, sento, corre parallelo.
Stiff-frozen dream, regno del ‘come se’,
del punto e ancora, paese del velo
che cela le lotte, le turbe, gl’intenti.
Che tu lo voglia o no, il labbro si
arriccia,

trasale, colpito. È l’unica traccia
di faide, di risse, foto tra i dendriti,
concorso di colpa tra i tanti tuoi ‘Io’
sparsi tra neuroni e cellule stellate.

*

Una poesia non impegnata

Se sogno sempre e solo occhi rossi
e sgrano i miei e ti stringo i polsi;
mi dico: “Sono un bel ragazzo”,
ma dormo stretto in una macchina
perché non trovo il posto adatto
per affittare un atrio
al mio dibattito cardiaco.
Ti offro una birra calda di cruscotto,
se resti e poi ti scosto
i capelli e non ti bacio.

[…]

Alessandro Scanu tende a essere un cialtrone, per di più convinto di essere la maggior parte delle volte un cialtrone consapevole.Abruzzese per parte di trachea, il suo fenotipo ne tradisce le evidenti origini sarde.Da anni sforna angosce di buona qualità, e sta cercando di capire il perché. Vive a Macerata, ancora per poco.

Dicono di lui:
– “Mi deve ancora dei soldi per averlo pubblicato su poetidabruzzo.it” (Dimitri Ruggeri)
– “Ah, ma è parente a quello di Amici?” (Dipendente allo sportello d’accettazione di un ospedale)

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