Anila Hanxhari: pure Dio è sotto assedio

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Poesie tratte dalla raccolta inedita Tiro a sorte e libertà scelte da Dimitri Ruggeri

*

I

Non so prendermi cura della cura
leggi pure Dio è sotto assedio
squarcia con l’acqua il bozzolo
riempie il purgatorio con gli alberi
come fa un albero a prepararsi un giaciglio tutto suo
c’è una gara in corso
si ramificano nel torace
poi cancellano con il carbone il suolo
quanto va perduto dagli arbusti?
invertendo l’ostia
pure le mine hanno fatto radici
si sopravvive sotterrandoci di testa
ci siamo frantumati un’anca
in un gemello morto
hanno avuto paura delle persiane arabesche
degli scarti d’ombra
inciampo nella radice
dentro la linfa
un buon posto dove accamparci
regolare la lunghezza dell’erba
ha l’età del nonno, di una polveriera
faremo lo strüdel stando attenti
di scegliere l’ombra giusta
senza provocare le foglie
pensi che abbiano baratto con le mine
e non sapremo mai come decidono di svelarsi
contare fino alla pancia
le mani all’incasso
di un bambino soldato
la tristezza è sottomissione delle braccia
quando morde l’orizzonte inizia dalle scarpe
se avvicinassi l’orecchio al cuore sentiresti
i ladri di bestiame
poi il bozzolo della testa
chiudendo la porta al sangue
è un inganno la posa
il cuore dopo il pasto
sono venuta a riscuotere i sogni
dove il mondo ammassa gli orizzonti
e dio non osa a salvare la luce con la colpa.

*

II

Nevica e non ho ancora finito di ricamare la neve
con qualcosa di vinto
do un calcio ai giorni che cedono
le pupille nel latte
stacco le travi e le colone portanti
come i versi sulla scia della bocca in rombi afosi
chiameranno le madri lo so
a insegnarci la missione del riciclo della neve
piantare l’assenza dei confini
in un buco nero disteso lungo una ruspa
come suggeriscono i morti e i vivi
hanno un conto in sospeso con i particolari della formica
lo scialle nero della nonna
la fiducia nella perseveranza della vernice
alla fine della riga
un ponte tra due onde
per concepire gli spazi
spalmare la neve e riposare il ronzio
serve un bersaglio da allattare nel catrame
i neonati in carriole di cemento
in voci rocciose
e poi benvenuti al mondo figlioli!

*

III

L’amore misurato con l’attesa è guardiano delle ore
dovessimo riunire i figli alla carovana di Dio
e fare un castello di sabbia e una torre di controllo
per sparare a vista ai sognatori
colpevoli di vivere
nonostante le pallottole e il crepuscolo
e se squarciate l’acqua con la forza del silenzio
come le rocce necessitano delle mani
che perdono il principio
non griderò come preda, ma come voce rinserrata prima di cadere
udite le voci che cadono sono ferite risanate con l’eco!

*

IV

Ho luoghi nella commozione
sono retrovie di foglie
dove volano proiettili
il volto dipende dalla fascia dei capelli
le sopracciglia si delineeranno al faro
entreremo di sbieco nella postura
il rene lo lasceremo nelle sedie
la ripetizione delle lune non serve ai sognatori
il tempo di influenzare la resina
lo sgretolarsi della fede
e i piedi saldi in testa come un mulo
ci saranno i bambini appesi all’onda
come ad una gonna
regaleremo ad una madre la vecchiaia precoce
un taccuino
dove appuntare il ventre sconfitto da un’onda
e “c’era una volta” sarà presa a pietrate
farà un taglio
e gli scricchiolii per sapere delle foglie
ci sono morti che si ritirano appena morti
diventano ossa trattate ad acido
nido d’api
ci sono morti che se si spengono le luci
gli rovesciano
come briciole dalle tovaglie

*

Se non fossi stata morta
e non fossi sepolta da uno sciame di api
dentro il corpo
se non portassi il raschietto per scrostare
infiltrazioni d’acqua
che colpiscono l’albero dentro la fiaba
incavo di vento nell’incanalatura
e non portassi ad ogni centimetro un chiodo
sul luogo dove oscilla la grata
non ti avessi smarrita per scelta fuori dal ventre
sapresti che faccio a pezzi la luce
la geometrie delle strade
non le attraverso le intarsio
inciampo sui tuoi occhi piccole api
sui tacchi a dirupo, sulla porta d’ingresso
ho perso il principio degli alberi
che farne del paradiso
del sudario dell’ala che raggiunge l’eterno
mi farò bersaglio su rima
al riparo degli alveari
anche i fiumi hanno un gesto
quando ti attraversano!

[…]

Anila Hanxhari è nata a Durazzo nel 1974 e vive a Lanciano. È poetessa, pittrice, narratrice, traduttrice e presidente dell’associazione culturale “Italfida”, con cui ha ideato e curato diverse manifestazioni culturali e convegni internazionali.
Attualmente è dirigente responsabile del settore cultura Ascom Abruzzo, per cui cura il Format di “Poesia e Impresa”. Ha pubblicato le raccolte poetiche Io tu e l’Anima (Ianieri 1997), Assopita erba dell’est (Noubs 2002), Cicatrici d’acqua (Noubs 2007. Prefazione di Giuseppe Conte), Brindisi degli angeli (La Vita Felice 2012. Prefazione di Maurizio Cucchi).
È presente, fra le altre, nelle antologie Nuovissima poesia italiana (Oscar Mondadori 2005, a cura di Antonio Riccardi e Maurizio Cucchi), La parola che ricostruisce, Poeti italiani per l’Aquila (Tracce 2009); infine  sue poesie sono state pubblicate su «Specchio» de La Stampa e numerose altre riviste.

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