Romolo Liberale: e del grano si parla

Liberale Romolo

Poesie scelte da Dimitri Ruggeri.

*

Parabola delle mie parole

Non sono mai stato seduto
su un banco di scuola media
non ho mai varcato la soglia
di una scuola liceale
non so com’è fatta
un’aula universitaria.

Ricordo solo le mura cadenti
della scuola del mio paese
dove imparai il freddo e il caldo
tra i banchi schiodati
rosi dal tarlo e dalla muffa.

Per questo non so vestire le parole
di seta e di velluto
né so adornarle di scintillanti
trapunti d’oro.

Mio padre era un contadino povero
ed era analfabeta.
Ricordo i pensieri di mio padre:
“I figli dei contadini
debbono imparare il mestiere dei padri”.
“I figli dei ricchi – diceva mio padre –
debbono sapere di lettere”.

Io non sono un contadino povero
e non sono di quelli che sanno di lettere.
Per questo dico a chi non mi conosce
che io non so dare alle parole
i colori celesti del sereno
né la musica cullante
di una fiaba salottiera.
Le mie parole non avranno mai
il dolce sapore di una carezza.

Le mie parole conoscono solo
l’eco della mia terra
e le ore che sono le ore
della tristezza e della gioia
della gente che conosco
e della gente che amo.

(Poesia tratta da “Parabole”)

*

Andrea

Andrea vien stanco la sera. Guardando nel piatto
un boccone un bicchiere di vino. Poi cerca tabacco
e un pezzo di carta-cartina da un vecchio giornale.
Nelle membra egli porta la sera le ore trascorse
nel Fucino e il caldo che stanca. Pensieri, pensieri!
Pensieri pensati zappando, pensati a fatica. Lontano
rivede nell’ombra del tempo quand’era ragazzo
un giorno un ricordo un sorriso una gioia passata.
Odore di carta bruciata. Non c’è più tabacco.
Finito è il suo giorno e domani di nuovo laggiù
gli istanti i minuti le ore li avrà nella schiena
come avrà nella mente il galoppo di mille pensieri.

Quando parlo ad Andrea mi piace guardarlo negli occhi.
Se capisce mi dice contento: beviamo stasera
un bicchiere di vino frizzante. Domani di sera
ci troviamo laddove tra amici ci diamo convegno
dove corre il fiumetto c’è l’olmo e si affaccia la luna
e c’è fresco. Laggiù noi parliamo. E’ bello star tutti
a sentire parole che sembrano portate da un vento
lontano

che ci fanno sentire vicini. Si parla dell’arso terreno
si parla dell’acqua che è troppa nei mesi d’inverno
dell’acqua che uccide i germogli del grano lattante
e scarseggia (e fa piangere tutti) nei mesi cocenti d’estate.
E del grano si parla. Si dice che tutti i raccolti
magri o grassi non turbano affatto il principe avaro.
Tutti sanno, e lo sa anche Andrea, che l’anno che passa
(come ogni anno, capite?) ha un vecchio sapore d’amaro
ma il principe le sue stagioni le ha tutte uguali
la sua casa è ben fresca se il Fucino bolle d’estate
è ben calda se il Monte Velino ci morde col ghiaccio
e se Forca Caruso addosso ci soffia l’inverno.

Se potessi parlare con la voce di Andrea! Essa è forte
non conosce le nubi e i vapori di idee lontane
e confuse. Si guarda le mani e ciò basta. Poi guarda la
sedia

il camino la zappa e il piatto. E mi chiede: perché?
Il perché sei tu stesso sta in quello che pensi e che fai
ogni giorno. Il sorriso contadino di Andrea si allarga
Una mano sulla spalla mi guarda negli occhi. Poi dice:
ho capito. E guardiamo il ruscello che corre, che corre…

(Poesia tratta da “Fucino mio paese”)

*

I lamenti di Lazzaro

Quando l’anima di Lazzaro
liberatasi dagli affanni della carne
e dal suo destino di sofferente
saliva gioconda verso il cielo
fu crudelmente richiamata in terra
perché tornasse a dimorare
tra le pene e i lamenti di un corpo
ridestato da morte.

Ogni giorno l’infelice
dal giaciglio del dolore
riprese a gemere ripetendo:
Morire è tollerabile
rimorire è atroce.

Nel villaggio di Betania
si disse che fu il miracolo.
Ma mentre Maria di Magdala
cantò l’osanna al Signore
Marta parlò delle lunghe afflizioni
e della dura condanna al rimorire.
che segnarono il destino
del povero fratello.

Nessuno ha mai narrato
il tempo dei lunghi patimenti
a cui solo una seconda morte
mise pietosamente fine.

(Poesia tratta da “veritate libere servio”)

*

L’ istate

I’ munne mo s’è fatte verde e sole
e cchiù lucente s’è refatte i’ cele
Te po’ sentì pittore senza tele…
poete senza scrive ‘na parole.

Fa calle e sinte frische. E sinte pure
stise ‘nterre a remmirà i rame
cca ‘ste trapunte azzurre, ‘ste recame,
i po’ pittà soltante la nature.

Sopr’a ‘ste prate, ‘mmezze a queste piante,
dentr’a ‘sta luce trasparente e d’ore
refiate ‘na bellezze che te ‘ncante.

E quande te ne va’ te pare ancore
doce e solenne de sentì ‘ne cante
che t’entre ‘n pette pe’ squajjarte i’ core.

(Poesia tratta da “Inedite”)

*

Momento

Se le parole non dicono più fatti
e i fatti non hanno più storia
l’uomo ha dimenticato l’uomo
e ha dimenticato se stesso.

Se i fatti e le parole
entrano nella storia
è l’uomo che ha creato il suo tempo
e si è fatto figlio di esso.

(Poesia tratta da “Parole all’uomo”)

[…]

Romolo Liberale è nato a S. Benedetto dei Marsi (AQ) il 1 febbraio 1922 ed è morto a Avezzano il 26 ottobre 2013. Nel corso della sua vita ha ricoperto, nella Marsica, incarichi politici e sindacali e si è dedicato alla produzione di saggi, articoli e poesie.  Nel 2015 è stato prodotto il film documentario “Parole all’uomo” (regia di Haydir Majeed), presentato già  in manifestazioni istituzionali con lo scopo di ricordare la sua figura legata soprattutto all’emancipazione dei contadini del Fucino negli anni ’50. Il DVD è allegato alla pubblicazione postuma “Opera poetica” (2015, Presenza Culturale pensiero-forma-spazio) che include tutte le sue poesie. [Continua su Wikipedia].

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