Roberto Maviglia: come telo di ragno

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Poesie scelte da Dimitri Ruggeri 

*

Il lago vibrava sorpreso

Sul lago, per l’unica volta,
la luna lanciava, d’argento,
quel ponte altre volte di raggi.

Saliva qualcuno esitante,
lasciava nel vuoto, nell’acqua
profonda, un fardello pesante.

E il lago vibrava sorpreso.

*

Il fuoco

Fu dolce accudirne
la combustione lenta
negli arbusti intrecciati,
i primi incerti riflessi
di fiammelle profonde,
vivide come occhi di amanti.
E poi coglierne la forza,
il prorompente bruciore
che saliva come incendio
da un cuore di fucina.
Lasciarsi stregare
dai piccoli scoppi,
inebriarsi allo sfrigolare
delle resine sgocciolanti.
Sentirlo fin sotto pelle
in un crescendo di sospiri
di legni ardenti.
Esporsi interamente
alla lingua di calore
protesa oltre la pietra.
Quindi, attizzare
quel che resta dei tronchi,
quasi corpi feriti,
a rinvigorirne il dono.
Poi un’ultima vampata…
ed è subito spento…

*

E siamo qui…

E siamo qui alla corte del silenzio,
qui, dove ogni ricordo è rabbuiato
dalla solitudine del passato,
e sempre ci si abbevera d’assenzio.

Siamo in questo borgo romito e stanco,
fatto di poche case attorno a un fonte,
ornato solo da un pietroso monte
e da un torrente che gli batte un fianco.

Qui, dove il tiglio arriva con un ramo,
in questa notte nera come pece,
fermi a pensare sulla loggia stiamo.

E allora ci chiediam quello che abbiamo,
se ci tormenta il luogo, o non invece
l’assillo d’esser quello che non siamo.

*

D’estate, le notti

D’estate, le notti
son colme
di pieni profumi,
le fiaccole
calme e segrete,
le voci sussurri sommessi.
Chi veglia,
con l’anima tesa,
lo sfiora d’Orfeo
la musica mano
della bellezza.

*

Come telo di ragno

Come telo di ragno
il nostro amore…
Cresce di filo in filo
convergente al punto di equilibrio.
Rafforza al tocco di chi tesse
montando un giro
alle volute della danza.
Come telo di ragno
il nostro amore…
Non teme tanto artiglio,
ma più che teme
l’appena percettibile
smagliatura di un nodo,
principio di dissesto
a trama prodigiosa,
palesemente ordita
a sfidar la legge di natura.

[…]

Roberto Maviglia è nato nel 1960 ad Avezzano (AQ), dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza fino al completamento degli studi liceali classici. Laureato in Giurisprudenza, per obblighi di vita, esercita la professione di avvocato a Roma, città in cui vive, e pubblica vari scritti di diritto e finanza. Per costrizione dell’anima, non riesce tuttavia a rinunciare alla passione per i versi e, superata la ritrosia a condividere pubblicamente emozioni e pensieri, si cimenta per la prima volta, con “Abbandoni”, con una propria raccolta di poesie.

Il libro Abbandoni è disponibile in anteprima e può essere acquistato su questo LINK. Per seguire il libro anche su Facebook clicca QUI.

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2 thoughts on “Roberto Maviglia: come telo di ragno

  1. Una solida cultura classica si vede nelle poesie della raccolta abbandoni. Rime e metrica sono quelli giusti. Mi piace sentire gli echi dei tuoi poeti preferiti ai tempi del liceo, i Crepuscolari, che non mi suonano antichi. Anche l’icasticità (ricordi questa parola) delle immagini è notevole, ma forse perché noi condividiamo un background. E’ stato un bel regalo di Natale.

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  2. La poesia di Roberto Maviglia si consolida in due nuclei principali, a mio avviso: il primo, contenutistico, in cui la parallasse del discorso viene a fare da tangente ad una serie d’immagini che rievocano il rapporto con il simbolo, inteso come ciò che unisce, e non prettamente manifestazione di un simbolismo; il secondo, di tipo stilistico, rafforzato da una determinata concisione del verso che non cerca a tutti i costi una musicalità patinata, ma sussiste unicamente di suoni “ a sussurro”, che tendono a sfiorare, a carezzare, con una notevole delicatezza, senza mai risultare pesanti. E’ una poesia molto leggera, ben curata, ma soprattutto espressione di una passione che tende ad essere appunto “soffusa”, ad espandersi quasi per tocco di nuvola. Molto bella. Vivissimi complimenti.

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