Giuseppe Diodati: allucinazioni sui tappeti volanti

diodati

Poesie scelte da Dimitri Ruggeri


Allucinazioni a bordo di un tappeto volante troppo stretto senza aver allacciato la cintura di sicurezza.

Equilibrismi inutili,
colpa della banca
dei fottuti vertici,
che del mio tappeto volante
non trovai rotta.
Precipitato sopra
marciapiede dissestato,
con annessa busta della carne,
fettine per euro sei e novanta.
Indi sbucciato gamba e mani
per colpa di un direttore
con faccia da imbecille.
Rotte cosmiche
sul ponte dell’Alento,
traffico indigesto
e torturando i miei intestini
in allucinatori pensieri omicidi,
sempre per i vertici di una banca
che in Toscana ha la sua direzione,
poi non avevo nemmeno la cintura allacciata.
Tragicomica storia
di un volo da un tappeto volante
colpito da mala sorte
indi ferite lievi
dicono che non rispettavo le procedure
il filo impigliato a una favola
orientaleggiante.

*

La ragione dei pidocchi e la metafisica di un ateo marxista senza oboe.

Cinquantadue gocce di pioggia,
su un oboe macchiato di sugo,
osservando il cimitero canadese.

Tombe in decadenza,
interrogandomi sulla morte,
sporco di fango le scarpe bucate.

Disegni d’angeli e simboli,
croci celtiche e segnali stradali,
al bivio per Ortona autostoppisti.

Un cane dice che ha un paradiso,
lecca la carta della pizza ai funghi,
scuoto la testa, sparando alle pernici.

Un pidocchio d’angelico credo,
­dimmi se tutti hanno diritto,
se ogni cosa creata…?­

Abbatto un aereo diretto a Berlino,
un colpo partito quasi per caso,
l’Alitalia chiede il rimborso di una opzione.

Il pidocchio rivendica il diritto ad un paradiso,
così cancello la speranza e chiudo la luce,
la morte non ha segnali d’acquisto.

*

Mussolini fuma il sigaro in ascensore…

Eccellenza mi faccia il favore,
non fumi il sigaro in ascensore
che poi mi prendo una cazziata
dal vate di giornata.

In questo albergo di Desenzano
pagano poco e ti senti strano.
Gabriele la sta cercando,
ma lei imperterrito sta fumando.

Dice che lei ha spento il cellulare,
così sua moglie non la può trovare,
signor Benito mi faccia il favore,
non fumi il sigaro in ascensore.

Tracce d’amianto sotto le foglie,
Eleonora ha già le doglie,
in questo Garda di cappa e spada,
trovi Benito con la Estrada.

A fine turno vado a Gardone,
con Kafka ed Ernesto su quel balcone,
prendendo la Garbo sotto le stelle,
giocando a carte con un negro con le stampelle.

Eccellenza lei mi sta ammorbando,
con quel sigaro mi sta stufando,
suo genero aveva ragione,
lei è proprio un gran frescone.

Intanto in tv danno il grande fratello,
con Manzoni che si fuma uno spinello,
magari Benito lei sarà felice,
ha la connessione con Alice.

Settimo piano signor Benito,
l’aspetta Claretta con il suo spartito.
Suona per lei insieme a Lucio Battisti,
mentre Bixio dice che non vi ha mai visti.

Fermo l’ascensore davanti alla sua cameretta,
ma Lenin dice che ha molta fretta,
Stalin lo sta aspettando con tre belle donne,
viene anche Vecchioni ma solo se hanno le gonne.

*

La moglie del lattaio

La moglie del lattaio
capelli color del sole.
Belle tette grandi,
morbida la sua pelle.

Un litro di latte,
due scamorze fresche,
signora anche un gelato,
poi passa mia mamma.

La fontanella canta,
sogno il suo odore,
odore di latte
e di cioccolata calda.

Gigliola camice bianco,
bottega paese,
accanto all’osteria,
dei lupini e gazzosa.

Compro il Grande Bleck,
penso a quelle tette,
la scollatura ampia,
turbamenti da confessare.

La notizia arriva,
mentre sono al negozio,
piange tutta la gente,
Gigliola che m’abbraccia.

La mia testa in quel paradiso,
odore di latte e di vaniglia.
In america è morto
un grande presidente.

Sciacquerò il mio viso,
nell’acqua di fontane,
lei mi ha stretto al petto,
bruciandomi come lana.

Tutti a parlare
di Kennedy assassinato,
ma io ho solo in mente,
le tette di Gigliola.

*

Astopovo

Neve lenta senza croci,
lo scomunicato al suo viaggio,
la storia piange Lev.

Astopovo mai tanta gente,
lunghi musi al funerale,
mentre la storia si prepara.

Sebastopoli così lontana,
i tuoi personaggi ora sono fantasmi,
tua moglie non ti ha mai capito.

Neve lenta prima della guerra,
Anna Karenina asciuga il pianto,
lo zar sta per finire il tempo.

Nessuna croce per lo scomunicato,
veli neri imbiancati, forse Sonja non è andata
Lev Tolstoj arriva alla fine del suo romanzo.

[…]

Giuseppe Diodati nasce a Popoli (PE) il 6 ottobre del 1954. Preso dalla passione politica a soli 14 anni entra nel movimento studentesco nell’ottobre del 1968.
Lavora per molti anni nel mondo assicurativo, trasferendosi prima a Belluno e poi a Tivoli per poi tornare in Abruzzo nel 1992.
Oggi è agente in attività finanziaria e si occupa di cessioni del quinto.
Scrive poesie e racconti da molti anni, qualcosa di suo è stato pubblicato in alcune antologie, ma i racconti dei letti volanti sono finiti persino dentro il libro della Brunella Lottero “Io, tu, gli anni e le torte”, libro che ha vinto premi europei.
I letti volanti parla di bambini che negli ospedali giocano a far volare i loro lettini.
Molti bambini hanno letto a scuola le sue fiabe come ” Le avventure di Nadir” o il ciclo di Dragolandia.
Oggetto di disegni sono le sue fiabe anche da parte di alcuni pittori conosciuti. Ha pubblicato qualcosa anche a livello e-book e alla fine era riuscito a pubblicare con un editore un libro con alcune sue fiabe dal titolo ” La principessa dei Mille Mondi” ma un furioso litigio con l’editore ha portato al ritiro dello stesso da ogni circuito. Si, Giuseppe ha un caratteraccio, ma ha anche tante persone che gli vogliono bene.

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