Tiziana Bascelli: il sentire del cuore

Tiziana Bascelli

Poesie scelte da Dimitri Ruggeri  – “Mi dà pace osservare il cielo, il mare, i paesaggi e tutto ciò di indefinito come il fumo e la polvere, accompagnati dalla mia musica; mi emozionano i dettagli e i colori. Non amo infatti definirle “poesie” ma “metafore”, scritte con un linguaggio semplice e accessibile a tutti, ma che ben pochi forse ne capiranno il senso e il loro insieme l’ho intitolato “Catarsi” poiché solo mettendo su carta la mia angoscia si alleggerisce il mio animo”. (T.B.)

*

Déjà-vu

Una distrazione,
basta poco
e il giorno
torna ad essere lo stesso,
lo stesso di un tempo.
Si rimane impotenti,
col vuoto dentro
nello stesso istante
che ha cambiato
la tua vita.
Angosciato,
ti guardi attorno,
fortunato,
riscrivi il destino,
mettendo l’amore
al posto del vero.

*

Nella mattina incerta
sei lo squarcio di luce
che filtra dal cielo,
il prisma che sprigiona luce.
Il raggio di sole timido
che non vuole essere invadente,
che si insinua velato,
per non ostentare
la sua vera bellezza.

Nel giorno grigio
Sei il mio solo desiderio,
fermo, sereno, reale…
Spazzato dalla
pioggia acida
del mio cuore,
che nel volerti,
ti ha ucciso.

*

Cammino e l’aria è così pesante che sembra acqua,
i suoni non si distinguono,
le immagini sono sfocate
eppure c’è un gran rumore
e ombre minacciose mi accerchiano.
Apro gli occhi, di nuovo,
la quiete che si respira
nella distesa infinita di verde
fa quasi spavento,
il sole bagna la mia pelle
e l’erba sotto i piedi
mi ricorda ad ogni passo
di stare in equilibrio.
Voci, parole, urla mi inseguono
ma non c’è nessuno.
Frasi, discorsi, minacce
mi fanno corre e sbandare, svenire.
Apro gli occhi, ancora,
lastre di marmo, lapidi, sculture,
sono tutto ciò che resta,
impotenti, fredde e inquietanti.

*

Mi bagno il viso
per confondere
le lacrime, il rossore,
alzo la testa
e guardo lo specchio,
sono sempre io,
ma opaca e ruvida…
L’acqua non lava via le ferite,
solo il tempo, forse
e non saprò mai che forma avranno
le cicatrici che mi solcheranno…
Sono rimasta bambina,
con la stessa ingenuità
che ormai non fa più sorridere.

*

In treno

Scorrono quadri dinamici,
frammenti di vite
istanti di storie antiche,
mentre mi avvicino al mio destino.
Ho mille pensieri:
sento la moltitudine della folla,
le individualità
e non so farmi la domande giuste,
così mi lascio trasportare
facendo il conto alla rovescia…
Non sono io che vado
è l’ignoto che mi viene contro,
come l’attrazione tra i pianeti,
gli atomi, le persone…
e allo stesso modo fremo
per le emozioni opposte,
ma non riesco ancora a muovermi.

*

Sento le vite d’altri
scorrere con la mia
e all’improvviso
non mi sento più sola
seppure nella mia individualità.
Invento vite parallele
nelle quali ci sono storie
con ognuna di loro,
mi moltiplico e mi reinvento
in ruoli mai avuti,
forse non ancora
o forse che mai avrò.
Sogno ad occhi aperti
vivendo nel presente
un’attesa immobile,
circondata dal fermento del mondo.

*

Se tu potessi sentirmi con le orecchie del cuore,
senza guardarmi con la rabbia dei ricordi,
forse vedresti quella sagoma sfumata
che appare solo di notte
e allora non avresti più bisogno di parlare

[…]

Bio
“Nata a Napoli il 3 Febbraio, da due genitori che sembrava si amassero, nei fantastici anni ’80, ma trapiantata subito nella strana Pescara, lasciando una parte del cuore ai tanti zii e cugini. Vivo un’infanzia felice e un’adolescenza complicata, con la quale rimarrò invischiata a vita. Ancora oggi infatti sento quella ragazzina irrisolta fare capolino con le sue domande senza senso, le sue profonde insicurezze, le sue battaglie contro mulini a vento e i suoi stati d’animo altalenanti… Inizio a scrivere per non sentire la solitudine nel mio essere figlia unica e con la sicurezza che non verrò mai tradita da me stessa. Quella forma di espressione sarà la mia valvola di sfogo, un modo per osservare e osservarsi che si trasformerà in un linguaggio simbolico di quello che sento attraverso quello che vedo. Mi dà pace osservare il cielo, il mare, i paesaggi e tutto ciò di indefinito come il fumo e la polvere, accompagnati dalla mia musica; mi emozionano i dettagli e i colori. Non amo infatti definirle “poesie” ma “metafore”, scritte con un linguaggio semplice e accessibile a tutti, ma che ben pochi forse ne capiranno il senso e il loro insieme l’ho intitolato “Catarsi” poiché solo mettendo su carta la mia angoscia si alleggerisce il mio animo. Non è importante cogliere il mio istante di vita privata, ciò che conta per me è che attraverso la metafora il lettore possa per un attimo sentirsi vicino a me, avere un momento di condivisione, di comprensione, di compassione”. (T.B.)

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