Luigi Di Fonzo: solo la poesia può uccidere la poesia

luigi di fonzo

Poesie scelte da Dimitri Ruggeri

*

L’ultima volta

L’ultima volta che mi hai detto basta
stavo mangiando un piatto di pasta
e pensavo che quella litania
fosse una scusa per mandarmi via.

L’ultima volta che mi ha detto idiota
stavo sgranocchiando cruda una carota
e pensavo che la brutta offesa
fosse una reazione perché te l’eri presa.

L’ultima volta che mi hai detto esco
stavo bevendo un bicchiere di Barbaresco
e pensavo che la tua sparata
fosse un modo per evitar la litigata.

L’ultima volta che mi hai lasciato solo
stavo gustando polenta e capriolo
e pensavo che la tua assenza
fosse dettata dalla lunga esperienza.

L’ultima volta che ti ho vista con Antonio
stavo assaggiando sedano e pinzimonio
e pensavo che la sua presenza
fosse dovuta a un’improvvisa esigenza.

Ora che non ti vedo più da tempo
mangio poco e non sono più contento
e pensavo che se dovessi ritornare
farei di tutto per non farti cucinare.

*

Il tempo

La prima fuga fu un capriccio
l’amore per i cani e qualche impiccio
giocato tra i miei monti e i sette colli.
La seconda fuga fu un amore
il desiderio per una donna e qualche rancore
celato tra l’adolescenza e la mia storia.
La terza fuga fu un sogno
la passione per gli studi e qualche inganno
svelato tra Spaccanapoli e Sorrento.
Adesso non fuggo più
e poche volte rimpiango i tempi in cui
desideravo solcare gli oceani
e attraversare le genti
e sfidare vènti pensieri.
Conoscenza e lavoro stringono le giornate
e anche se il sole sorge sempre ad Est
e illumina ancora di più il Sud
le ore del tramonto insistono a lungo su questi occhi.
E anche il tempo è stanco di fuggire.

*

Come John Belusci

Ti vidi davanti l’uscio bussare
un cespo di capelli ridacchiante
invadere il trambusto di una festa
con whisky e cocco, come John Belushi.
Le amanti preoccupate a controllare
un corpo sulla legna ansimante
bloccare i sussulti di un cronista
con gli occhi fissi, come mi capisci.
Distesa sul balcone a chiacchierare
un flusso di sinossi teatrante
mirare il panorama senza vista
con tanta voglia, come mi ferisci.
E adesso che ti vedo via andare
un tonfo di progetti massacrante
mi spinge a soffocare il mal di testa
con whisky e cocco, come John Belushi.

*

Firenze 1981

Andrea beveva
Carlo danzava
e Franco girava hascisc

Io lambivo Mantegna

Nell’orizzonte penetrante
qualcuno recitava sotto tono
ubriaco
vendendo zelo

*

A Gemma

Azzurri
come etereo grembo che avvolge
sorridono
– oggi –
gli occhi di mia madre.

[…]

Luigi Di Fonzo è nato il 13 luglio 1962 a Pescara. Diplomato in Grafica pubblicitaria e fotografia, ha studiato Scienze delle Comunicazioni di Massa all’Università Ferdinando II di Napoli e all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti. E’ giornalista professionista dal 1989 e lavora per il quotidiano d’Abruzzo “il Centro” (gruppo L’Espresso). Maggiori informazioni

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