Marco Charles Iulianetti: a tutti i luoghi, appartiene, lento il riso

Iulianetti

Poesie scelte da Dimitri Ruggeri“Non ho mai voluto scrivere POESIE; graffiti, graffi veri e propri, romanzi, film si ma POESIE mai. Un amico mi ha fatto capire come per me fosse più semplice. Non attaccatemi con Baudelaire, vi prego, sono sensibile. Rimbaud lasciamolo dormire. Diciamo le nostre cose in silenzio, almeno io così la penso, come le bolle che scoppiano [omissis]” (cit. Marco Charles Iulianetti)

*

A colazione _pane e tempesta

Facciamo il verso ai temporali, nobili, nubi\fragi-li
scadono – nel vento, d’un settembre spossato, angusto, pigramente acceso all’ozio
spento
uno scrosciar di risa che, pigramente, dall’asfalto s’esala, come in-censo,
una mosca
l’inedia
ronza,
a parodiar del vero, agitarsi Al- la rovina, arrogarsi LA COLPA, se non altro, per poter
dissetarci, flagellarsi, e già creder-SI. Troppo presto. O te,
che ti fai immortale, e
quei gesti, ripropos(i)ti, all’inverosimile, bisognerà -francamente, gestire un nulla. O, il mio maledetto
futuro,
crederSi d’esserCi, dannazione, come sassi.
Non c’è luogo per il pianto, a tutti i luoghi, appartiene, lento il riso.
ParteciparVi, la quiete immobile, questo è ciò che vuole – farsi una suora.
Apparir al vero, dire(!), fossi vivo. Non si parla
al soprannaturale, come non si scimmiotta
la tempesta. L’ombrosa trama imborghesita dal tempo, presenta
il passato. Si deve esser calpestati, per potersi agitare. Agiamo -solennemente
spenti. Salmodiamo:

“Dacci oggi il nostro Orrore quotidiano” e la Morte in un istante varrà L’Eternità
“Dacci oggi il nostro Orrore quotidiano” e la Morte d’un istante non varrà che L’Eternità

*

Unapoesiad’amoresbagliata

Rendiamo grazie

a Dio,
al Diavolo,
alla Pecora
al Verme

che sono in noi, curiosi
fino al vizio, indagatori
fino alla crudeltà,

con dita che graffiano l’inafferrabile,                                                                                             denti che masticano l’indigeribile,
celiamo quelle anime che crediamo manifeste

e sveliamo invece le segrete
le nostre…

tutto ciò che è profondo
corre a nascondersi,
ha bisogno di una maschera…
non potrebbe essere allora

l’opposto,
il giusto travestimento nel quale avanza il pudore di un dio?

spero che il giudizio mi grazierà.
il karma non lascia feriti, amico. non tirare troppo la corda o un giorno si spezzerà.
Io è con l’ arte che maschero a dio le mie malefatte- ma tu?
Lo sai il nero
-com’è,                                                                                                                                 è l’assenzio dei colori, e l’Abisso ha sete —
l’Oriente, in autunno, cresce boschi nei tuoi capelli
d’un tratto, solo per svago
il rintocco della spada, l’irrisorio
fendente, appena deciso dal petalo d’un ciliegio
mi riporta
alla realtà.
Cruda,
tanto che fa i vermi se la lasci fuori, se la lasci
sola. Nuda, la distruggi, tant’è pudica.
e per sempre,
schegge

riecheggeranno da un passato prossimo venturo, te lo
ricordi

il futuro? eravamo lì
fermi
saggeremo il nostro vino e saremo già ebbri.

Com’eran tristi
quei giorni e noi
felici. Tensione
chiamata anche amore -a tratti, respiri sguardi e suspance- mi lasci

così
spinto da un messaggio all’altro solo da una masturbazione indifferente,
due corpi
che non fanno che darsi danni,
affanni
e piacere -mi freddi
così.

nell’attesa.

Accadi,
solo per caso, in uno sguardo
nel posto sbagliato e
nel momento giusto.

è TUTTO sbagliato.

E SE L’ALBA S’È SCORDATA DI NOI,

NOI NON CI DIMENTICHEREMO DI LEI

E

CONTINUEREMO A SORGERE

OGNI

GIORNO

*

Una patata 

dopamina in gomme, sfilata dalle gambe corte, come un rasoio
stinto, – convinto
si ergeranno esagerate, sentite, storte, in moto, attente
innocenti, sulla punta dei piedi, tese a “l’Improvviso”, suicida OFF switch- assolutE, le “Morti”, l’ora è giunta,
una parola di avvertimento,
stesa su corpi umidi di donna.
La morte ch’è,
principesca e
conturbante, proprio come
una patata.
se ti impegni, a guardarla attentamente puoi trovarli
una parvenza
antropomorfi,
ma _alla fine,
resta,
una patata.

*

Solo,

affamato,
vago
rovistando tra le notti
a CACCIA
di quei silenzi scaduti, che le ombre
stanche, gettano via
-Accarezzando dal cemento-
dolcemente il viso
logoro dall’orrore
delle cicatrici,
per spogliarle di quegli ingenui gesti, di quei soffi spirati, delle risposte
date di fretta
che gelosamente, per anni, custodiscono.

I cancri semoventi sono al potere. Strisciano fuori -con un sonoro: “splash!”-
da quei corpi dall’interno
dall’inferno consumati
mettono le zampe e
vanno in cerca di un tabaccaio, si sparano
musica nelle orecchie,
danzano soavi,
al ritmo del traffico, ebbri
del suono dei clacson

STUPRANO

i mostri nell’armadio
GLI INCUBI E I BAMBINI NON ESISTONO PIÙ.
Sono latex a metà prezzo al sexy shop.

Scrivo in versi a nobilitare le minchiate che dico.
ma
Dio
i profeti e i pittori della domenica sono imbavagliati e messi al rogo,
streghe senza occhi di rospo e ali di pipistrello,
le Chiese e i centri commerciali pullulano di turisti, vogliono il sangue
vogliono il sangue.
Hanno lussato l’anca al ritmo.
Questi esseri
-li chiameremo così, ché l’essere
è l’unica cosa rimasta. Non c’è più. Come
non ci sono più donne, non più uomini
nè eroi.-,
impuniti, consumano le spiagge con le loro feci, sono bancomat, prelevano

sacerdozi in bottiglia gettandoli
ad un oceano senza rive.

NEMMENO PIÙ NAUFRAGHI.

La vita è bella, ci si può perfino lamentare.

*

Le bolle di sapone non vogliono la gloria

Così, s’infrange

lento il silenzio,

tanto fragore _al vento, un sussurro
si conserva, umile e inviolato
tra le sigarette accese, la penna, le rese, memore di catastrofi videolese;
come l’EGO disperato
di un pensiero taciuto.

Tacito accordo
stipulato riflettendo -con i vetri appannati dalle arie che ci diamo-
“vorremo
occhi vivi” ci diciamo
occhi vivi _per piacere”,
occhi vivi
per piangere,”

prigionieri inermi in corpi che, lentamente, ci abituiamo a dimenticare
così,
atteggiarsi ad esser nient’altro che
bolle -ormai indifferenti, nascoste
nel brusio d’una stanza vuota

a spogliare d’un soffio il nascerSi,

(d’io)
_am- mettere A repentaglio
la conservazione, a giocare
a durare

e

VIVERE, solo per poter SCOMMETTERE
l’ultimo canto. Durare
per poter morire soli.
idee disturbate,
orgogli(o) e gorgoglii, arrivano, leziosi, dal ventre di Satana, dall’Amor per
LA dolce far niente.
e (Lei), che ci riprende più volte
fra urla, schiamazzi e tirate di orecchie: siamo il suo orribile flagello, persino il DEMONIO
non ci sopporta più, ormai…
questo
ci rende puri?

Amar(c)i come faccio io diventa un crimine. E l’ esilio.

*

INTRO:
perversione deriva da
perversus, pervertere: rovesciare, travolgere, CORROMPERE.
Secondo Sigmund Freud la perversione è la tensione al puro godimento,
ed è stato il primo a liberare questo termine dalla sua accezione puramente negativa.
Ma non dimentichiamoci che Perverso è anche chi approfitta della debolezza dell’altro per farlo,
intenzionalmente, soffrire.
ecco, spero tanto di farvi soffrire, di corrompervi. questa è una conversazione fittizia tra una
donna (che inizia) e un uomo- e vuole raccontarci
la mia, e spero anche la VOSTRA, perversione.

«La mia perversione è
solitaria.
Un segreto,
un’ossessione,
una ragione eterna,
continua, che solo io so
succedere.

«La mia è
mia. Mia,
quando distrugge e
deflagra. Mia
quando odia
nessun altro, quando ama
solo me.

«È un pezzo d’io, un pazzo dio,
che,voluttuoso,
sguazza
nell’abisso del mio vivendo
arrende, silente,
le mie stesse ombre,
violenta, intimamente
le mie paure ingorde.

«Basta la Fame.
Così al più leggero tocco,
appare. Inaspettato,
delirante,
Mostruoso,
Eccitante?

«Sento che arriva.
…mi costringe.
Mi scivola dietro
con mano esperta, benda
i miei occhi, muti,
imbavaglia la bocca, ormai
esausta -Complice
percuote il desiderio.

«La mia perversione CI brama, oscena,
tutti.
si strappa (.)
alla sua monotona libertà. Ultimo, è
un grido di noia

aleggia

entro inverni di cristallo,
sottilissimi inferni freddi
s’ infrangono,
inermi,
contro le onde, i corvi e il

veleno. Lui che,
ignaro,
ci ha portati via.
Via dalla morte.
Via
dall’amore.

DELLAMORTEDELLAMORE»

[…]

Marco Charles Iulianetti è un performer e poeta. Nel 2015 è stato finalista al Campionato Nazionale di Poetry Slam (L.I.P.S.) che si è tenuto a Ancona. Al momento vive a Pescara.

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